PARMAPOESIA FESTIVAL PER ALTRI VERSI 3
1982-92 DIECI ANNI DI AVANGUARDIE POETICHE A PARMA Omaggio a Corrado Costa, Adriano Spatola e Patrizia Vicinelli
A cura di Daniela Rossi
Venerdì 22 giugno 2007 Parma, Casa della Musica, ore 16.30 Dal 1982 per 10 anni si tenne a Parma il Festival di poesia Di Versi in Versi, ideato da Corrado Costa e Daniela Rossi, in tempi in cui la poesia era ovunque; c' erano festival in tutte le città d' Europa e cominciavano anche in Italia (nel 1979 si svolse a Castelporziano il primo festival e reading internazionale). I più importanti erano a Parigi (Polyphonix), ad Amsterdam (One Word Poetry) e a Milano (Milanopoesia) e in collaborazione con questi iniziò a Parma l' avventura di Di Versi in Versi, festival di tendenza e di avanguardia. Fra i poeti, internazionali e italiani, che frequentarono in quegli anni Parma, c' erano i tre ora scomparsi cui è dedicato quest' incontro alla Casa della Musica. Corrado Costa, Adriano Spatola e Patrizia Vicinelli tre grandi poeti che hanno fatto parte dell' avanguardia internazionale e di cui ora sono in preparazione le antologie della collana dell' edizione Le Lettere curata da Andrea Cortellessa intitolate Fantasmi emiliani.
Interverranno Andrea Cortellessa, Nanni Balestrini, Alberto Bertoni, Niva Lorenzini, Enzo Minarelli, Giuseppe Caliceti e verranno proiettati video di Fabrizio Sabini dei tre poeti, letture e performance di quegli anni a Parma, dall' archivio video Di Versi In Versi.
Fantasmi emiliani a cura di Andrea Cortellessa
“Tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, nella provincia emiliana, si nasconde un luogo segreto. Un tesoro nascosto di ricerca poetica, sperimentazione editoriale, esistenza comunitaria. Un centro d’irradiazione lontano dalla luce dei riflettori, e proprio per questo tanto più prezioso – in tempi difficili come quelli. Un faro, insomma, nella notte della poesia: al quale allora finivano per approdare tutti coloro che non intendevano conformarsi alle retoriche vigenti, e vincenti, di quegli anni. Questo luogo segreto è il Mulino di Bazzano, nella valle appenninica dell’Enza: proprietà di Corrado Costa nella quale si ritirano Adriano Spatola e Giulia Niccolai, transfughi del disperso Gruppo 63, all’indomani della cessazione di «Quindici». Nel ’71 fondano la rivista «Tam Tam», nel ’79 la prima audiorivista italiana «Baobab», nell’81 Spatola dà vita alla rivista di arte e poesia «Cervo volante» (poi proseguita da Achille Bonito Oliva ed Edoardo Sanguineti). Il Mulino di Bazzano è in quegli anni un vero e proprio centro editoriale autogestito: laddove “editoria” s’intenda – come oggi dovrebbe essere ovvio ma allora, certo, non era – in un’accezione multimediale, performativa, nel senso migliore spettacolare, insomma. La poesia – secondo quella che è sempre stata, d’altronde, sua irresistibile tendenza generativa – quale forma di coinvolgimento assoluto dei sensi: poesia totale, appunto, nella formulazione teorica di Spatola.
Quella segnata da quest’esperienza è una generazione di refoulés, giunti a maturità letteraria con quei pochi anni (o magari mesi) di ritardo che hanno loro negato la breve ma intensa notorietà conseguita dalle pratiche d’avanguardia all’inizio degli anni Sessanta; e che han dovuto assai a lungo scontare la damnatio memoriæ che di quell’attitudine “aperta” s’è compiuta nei decenni seguenti. Ed è una generazione “bruciata”: dalle esistenze precocemente interrotte in circostanze talora tragiche, sempre traumatiche. Adriano Spatola muore a quarantasette anni nel 1988; Patrizia Vicinelli a quarantotto nel ’91; lo stesso anno se ne va, sessantaduenne, Corrado Costa.
In questo modo la tradizione contemporanea si vede privata di un anello importante. Sono tre autori molto diversi l’uno dall’altro, anche se tutti ben rappresentano una tenace persistenza – fra anni Settanta e Ottanta – dello spirito sperimentale dei decenni precedenti. Rispetto al «plurilinguismo gesticolante», come l’ha definito Niva Lorenzini, di Patrizia Vicinelli (del gruppo la più “esterna”, ma non a caso collaboratrice di «Baobab»), alla sua tragicità “epica” ed esistenzialmente urgentissima, risulta agli antipodi l’ironia eversiva, l’invenzione paradossale, l’aggiramento continuo di Corrado Costa: imperturbabile busterkeaton patafisico, lunare giocoliere della parola, del disegno, della microazione teatrale («una sorta di Eric Satie» dell’avanguardia, l’ha definito Aldo Tagliaferri, «un po’ più in qua e un po’ più in là di tutti gli altri»). E poi Adriano Spatola: performer vulcanico, dionisiaco terremotatore delle scene (dove lo stesso «corpo è un tam tam», ha detto Giovanni Fontana) oltre che sottile investigatore dei limiti della parola scritta (La piegatura del foglio è il titolo, eloquente, dell’ultima raccolta). Tutti e tre accomunati dall’esplorazione degli intrecci e dei possibili “concerti” tra parola, immagine e suono; instancabili sperimentatori della “riproducibilità tecnica” dell’esperienza performativa; geniali “inventori di pagine”, e dunque di libri. Archimandriti ideali, insomma, della confraternita dei “fuoriformato”.
Non sempre ricordano suona un titolo – purtroppo profetico – di Patrizia Vicinelli. Fuoriformato, la collana nata da nemmeno un anno dall’editore Le Lettere, intende sfatarlo. Programmando tre antologie multimediali che restituiscano il meglio della produzione “lineare”, nonché di quella performativa, dei nostri tre amati fantasmi. E che intanto li evoca in quella Parma che li vide tutti e tre a più riprese protagonisti, negli anni Ottanta, del festival «Di versi in versi» promosso da Daniela Rossi. Diversi e inversi: allora come oggi, rispetto a tutti gli altri ma anche a se stessi. Proprio per questo indimenticabili. “
Andrea Cortellessa
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